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Scuola e meritocrazia: ostacolo o risultato dell'impegno?

Ho avuto modo di sentire nel discorso della Presidente del Consiglio alla Camera, l’aggiunta del termine “merito” in riferimento alla Scuola, così come ho poi sentito l’inviperirsi di alcuni/e nel sentire questo termine. Se andiamo a leggerne l’etimologia vediamo che merito deriva da meritare, ossia colui/e che è degno di avere, di ricevere, di ottenere una giusta ricompensa acquisita in virtù delle proprie capacità, da cui si ricava che per meritocrazia si deve intendere la valorizzazione delle persone meritevoli, e questo non solo, a mio avviso, nell’ambito scolastico, ma nel lavoro, nell’arte e in ogni impegno umano.

scuola

Rimanendo sul discorso dell’Istruzione scolastica se andiamo a leggere l’articolo 34 della nostra Costituzione, leggiamo quanto segue:

“La Scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Mi pare estremamente chiaro … i capaci e meritevoli hanno diritto; dove sta dunque tanto acredine per aver inserito questo verbo? Perché chi si scaglia contro il merito nella Scuola dovrebbe, per coerenza, anche scagliarsi contro il merito che si acquisisce sul lavoro, oppure nell’arte, nello sport, eppure non è così, anzi, i meritevoli vengono giustamente premiati a più livelli; perché allora voler colpire la meritocrazia nella scuola?

Si sente, da parte di alcuni la frase: nella scuola ci deve essere uguaglianza. Detta la frase bisogna però anche spiegare cosa si intende per uguaglianza. Se la si interpreta come: si parte tutti sulla stessa “linea di partenza” è giusto che sia così, (ma sarà davvero così poi?) ma una volta partiti è inevitabile che vi è chi “corre di più e chi è più lento” e questo crea disuguaglianza? No se l’insegnamento è visto come il far emergere le caratteristiche di ognuno, sia di chi è più veloce sia di chi è più lento valorizzandone le qualità, Sì se il merito viene disconosciuto volendo, con un atto arbitrario, rallentare il più veloce e far correre di più il più lento. Così facendo però si penalizza entrambi.

Dov’è poi la così declamata uguaglianza nella scuola se vi è disparità tra il Nord e il Mezzogiorno, disparità qualitativa tra una regione e l’altra, nella diversità di stato in cui si trovano i plessi scolastici, nelle dotazioni agli Istituti, nella precarietà e mancanza di insegnanti. È forse questa l’uguaglianza? Oppure è quella di promuovere tutti a prescindere facendo trionfare l’ignoranza e facendo un danno allo stesso studente? O forse quella di non permettere, a chi potrebbe invece essere produttivo, di non poter frequentare studi superiori perché impossibilitato economicamente? Allora non è forse il caso di mettere mano e ragione per modificare e migliorare questa benedetta scuola italiana? Eliminiamoci dalla mente la frase “siamo tutti uguali”, perché non è vera, è invece veritiero il dire “siamo tutti simili” dove però ognuno ha le sue caratteristiche , sensibilità e capacità, che sono poi quelle che la scuola dovrebbe far emergere, e che emergendo ne qualificano il merito. Resta ovviamente il problema di come questo merito deve trovare la giusta collocazione nell’ambito dell’istruzione e di come gli studenti se ne debbano far carico, nonché il modo più consono per valutarlo senza che crei discriminazioni irragionevoli.

Quindi, e concludo, proviamo a vedere questo “merito” nel suo lato positivo e non, con pregiudizio viziato, come qualcosa di penalizzante e deleterio.

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