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EUROGENDFOR: I nuovi gendarmi europei tra misteri e silenzi di Stato

  • Mirella Elisa Scotellaro

C’è sul territorio della Repubblica una nuova forza militare sovranazionale, L’EUROGENDFOR (in sigla “EGF”, European Gendarmerie Force), potentissima e alquanto misteriosa; i suoi operatori -  addestrati per l’intervento rapido - possono spiare e controllare chiunque; possono arrivare a sostituire le forze dell’ordine locali, ma non possono essere né controllati, né intercettati, né processati per fatti ricollegabili al proprio operato durante il servizio!  E’ tutto scritto, nero su bianco.

Un trattato internazionale, pressoché sconosciuto, è spuntato dal passato, silenzioso ed evanescente come un fantasma, per consegnare a tutti noi Italiani un’inquietante realtà, di cui solo ora, nostro malgrado ex post,  stiamo acquisendo la portata e la consapevolezza.

Si rileva in via preliminare il dato insolito che l’intera sequenza dei meeting legati alla creazione di EUROGENDER si è svolta in assenza della consueta pubblicazione di notizie sulla carta stampata oltre che del supporto della comunicazione radiotelevisiva, entrambe abitualmente associate ad eventi di risonanza internazionale, quasi che il tema della sicurezza e delle sue istituzioni improvvisamente non fosse più reputato  argomento di pubblico interesse.

Il silenzio dei media e la conseguente  mancanza di un dibattito pubblico su quella che oggi parrebbe una chiara “limitazione” della nostra sovranità popolare, hanno agevolato il progetto di una oligarchia che, con le proprie decisioni, potrebbe aver messo in discussione l’esercizio della nostra libertà fondamentale, quella appunto  relativa al principio irrinunciabile dell’autodeterminazione,  garantita dalla nostra Costituzione. Ma vediamo più precisamente di cosa si tratta.sovranita nazionale

  • L’8 ottobre 2003, a Roma, il Ministro della Difesa francese Alliot-Marie e quello italiano Antonio De Martino, durante un incontro informale convergono sull’idea della creazione di un nuovo corpo militare multinazionale.
  • Il 17 settembre 2004 a Noordwijk (Paesi Bassi) cinque Paesi europei (tra cui l’Italia) firmano un primo accordo per la nascita di EUROGENDER.
  • Il 23 gennaio 2006 si inaugura il Quartier Generale dell’EUROGENDER  in Italia, a Vicenza, nella stessa città dove sono  stanziate anche le truppe USA di Camp Ederl.
  • Il 18 ottobre 2007 l’Italia sottoscrive  a Velsen (Olanda) insieme a Spagna, Francia, Paesi Bassi, Portogallo (e in seguito, nel 2008, anche la Romania) un accordo – il Trattato di Velsen - per istituire una forza multinazionale a statuto militare, ufficialmente “aI fine di contribuire allo sviluppo dell'Identità Europea di Sicurezza e Difesa” al motto di “Lex paciferat”.

(Per inciso: “Sarà, dunque, una legge quella che imporrà la pace agli Europei? Ma la legge di chi? E di che qualità potrà essere una pace imposta con la forza?”)

  • Il 28 aprile 2010  il Senato ratifica l’accordo con una “unanimità” degna del supremo interesse nazionale.
  • Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati conferma la ratifica, con 443 votanti ed una sola astensione.
  • Il 12 giugno del 2010- con la Legge 14 maggio 2010, n. 84 –  entra in vigore il Trattato in questione, del quale vengono di seguito proposti i punti essenziali.

Qualche sostenitore della citata legge ha voluto commentare le preoccupazioni di chi, contrariamente, non la condivide gridando al “procurato allarme sociale”, ma, al di là di qualsiasi approccio più o meno ideologico, varrebbe la pena di leggere alcuni stralci estrapolati direttamente dal Trattato integrale - di seguito riportati in corsivo e virgolettati - per restare quanto meno “spiazzati” da certi loro contenuti.

All’articolo 3, lettera g) l’Accordo stabilisce che l’EUROGENDFOR è agli ordini dal CIMIN, un Comitato Interministeriale formato dai Ministri di Esteri e Difesa dei vari Paesi Membri (un organo che quindi obbedisce ai governi, e non ai parlamenti nazionali democraticamente eletti).

All’articolo 3, lettera h) si prevede che il CIMIN possa decidere in piena autonomia che l’EGF sia messo al servizio dell’Unione Europea, degli Stati Uniti o di altre organizzazioni non meglio specificate … Infatti è compito del CIMIN “elaborare il quadro delle azioni guidate da EUROGENDFOR o condotte su richiesta dell'UE, dell'ONU, dell'OSCE, della NATO, di altre organizzazioni internazionali o di una coalizione specifica”.

Articolo 4  - Sancisce che di fatto le forze di polizia nazionali possono in qualsiasi momento essere sottoposte agli ordini della gendarmeria europea: infatti l’EGF può “sostituire o rafforzare le forze di polizia” oltre che “condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l'attività d'indagine penale."

Articolo 7 -  Il CIMIN, ha il compito di “esercitare il controllo politico di EUROGENDFOR, definire il suo orientamento strategico ed assicurare il coordinamento politico-militare. I particolari relativi alla composizione, alla struttura, all'organizzazione ed al funzionamento del CIMIN saranno definiti dal regolamento che dovrà' essere adottato dallo stesso”.

Articolo 21 - “I locali e gli edifici di EUROGENDFOR saranno inviolabili. Le autorità non potranno entrare nei locali e negli edifici senza il preventivo consenso del Comandante EGF”. Anche “Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L'inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati”.

Articolo 22 “Le proprietà e i capitali di EUROGENDFOR e i beni che sono stati messi a sua disposizione per scopi ufficiali, indipendentemente dalla loro ubicazione e dal loro detentore, saranno immuni da qualsiasi provvedimento esecutivo”.

Articolo 23“EUROGENDFOR ha il diritto di ricevere e trasmettere messaggi codificati, come pure di inviare e ricevere corrispondenza e plichi ufficiali tramite corriere o in cassette sigillate, che non potranno essere ne' aperte ne' trattenute. Le comunicazioni indirizzate ad EUROGENDFOR o da questa ricevute non possono essere oggetto di intercettazioni o interferenza”.

Articolo 29, terzo comma“I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all'esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all'adempimento del loro servizio”.

Come si può agevolmente comprendere da questa sintesi, siamo in presenza di un vero e proprio corpo militare sovranazionale al quale è demandato il potere di condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, nonché di esercitare su un determinato territorio oggetto di missione una funzione di monitoraggio, di controllo e di indirizzo finanche sull’operato delle forze di polizia locali, sino a poter determinare o influenzare (cosa gravissima!) addirittura il corso delle indagini penali (art.4 del Trattato di Velsen), senza doverne rendere conto ad alcuna autorità giudiziaria dello Stato: in definitiva, i nuovi “gendarmi europei” potrebbero essere letteralmente considerati “intoccabili” in quanto non ci sarebbe un solo giudice legittimato ad intercettare le loro comunicazioni o perquisire i loro uffici, e qualunque eventuale loro ipotetico abuso o illegalità nell’espletamento delle attività di servizio non varcherebbe mai la soglia di un tribunale!

L’EGF si presenta quale braccio operativo del CIMIN – entità non direttamente eletta dal popolo - consistente in una sorta di “Direttivo” autoreferenziale  che si dà  un regolamento proprio in tutta autonomia (art. 7 del Trattato di Velsen), senza prevedere un organo di controllo esterno, né per il pronunciamento sul merito della legalità delle sue regole, né per la garanzia sul loro rispetto, né per il bilanciamento istituzionale del proprio immenso potere attraverso il quale questo “Comitato” può decidere, sic et simpliciter, che gli Italiani facenti parte della Gendarmeria Europea svolgano attività militare o di polizia al servizio di terzi: dagli euroburocrati di Bruxelles ai vertici politici e/o militari degli Stati Uniti; da altre generiche organizzazioni internazionali ad  altrettanto generiche coalizioni tra stati …

Quanto all’immunità, concessa per motivi di servizio agli agenti EGF ai sensi dell’art. 29 del Trattato di Velsen, non sarebbe  del tutto irragionevole immaginare – a titolo di esempio - che, se nei famigerati “fatti di Genova” fosse stata coinvolta questa nuova Gendarmeria Europea  al posto delle nostre forze dell’ordine, le vittime di   quei gravissimi abusi e pestaggi (che hanno riempito le cronache dei Paesi liberi di tutto mondo) non avrebbero mai fatto notizia, né avrebbero potuto avere giustizia.

In ogni caso, i difensori del Trattato di Velsen rivendicano il ruolo dell’EUROGENDER quale soggetto multinazionale concepito come “strumento integrato finalizzato a condurre missioni di polizia in diversi teatri, inclusi quelli destabilizzati”; ma ci si chiede a questo punto - anche volendo per un attimo superare tutte le perplessità già esposte – perché mai creare un nuovo corpo militare per perseguire degli obbiettivi già ricoperti con successo da altre formazioni nazionali e sovranazionali di cui siamo parte da anni!

Posto, per pura ipotesi, che si tratti solo di una inutile duplicazione – e non se vedrebbe la ragione – andrebbe considerato che essa, per il mantenimento delle sue strutture e delle sue “poltrone”, comporta per lo Stato tutta una serie di costi aggiuntivi rispetto alla già problematica gestione ordinaria della spesa pubblica e, in tempi di spending review, già questo sarebbe un buon motivo per non condividere l’iniziativa.

Oltretutto, la speciale “immunità” (che forse non sarebbe ardito definire “impunità”), prevista nientemeno che da un trattato internazionale in favore degli operatori dell’EGF, presupporrebbe che questi uomini siano tutti in assoluto tassativamente incorruttibili, fedelissimi alla patria e moralmente integerrimi, insomma angeli che incarnano la perfezione ultraterrena: e chi ce lo garantisce, visto che ad hoc viene soppresso ogni mezzo processuale per accertare eventuali (sempre umanamente possibili) loro violazioni del codice penale? Per motivi di brevità dell’esposizione, omettiamo poi in questa sede di trattare il caso di un ipotetico risarcimento civile a carico dell’EUROGENDER che, possiamo assicurare, sarebbe un’autentica “mission impossible” per la parte danneggiata.

Per concludere, l’istituzione dell’EUROGENDER e il sottostante Trattato di Velsen restano avvolti da una cortina “fumosa” che alimenta il grave deficit di trasparenza, nonché un comprensibile “sospetto di incostituzionalità”, che li circonda fin dal momento loro concepimento. Naturalmente, non c’è da augurarsi che cotanto pessimismo possa essere ampiamente smentito dai fatti!

Fonti:
Dichiarazione di Intenti e Trattato di Noordwijk del 17 settembre 2004 - Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007 - Legge 14 maggio 2010, n. 84.                                                                                                        

Mirella Elisa Scotellaro

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