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La disciplina sportiva orienteering: intervista al professor Roberto Biella

Roberto Biella

Una disciplina sportiva nata all'inizio del novecento nei paesi scandinavi diffusasi  in tutto il mondo: oggi l'orienteering rappresenta una delle più belle attività sportive all'aria aperta con la possibilità  di esplorare luoghi nascosti, in tempi molto brevi. Una disciplina ormai consolidata da più di un secolo che permette di godere delle bellezze della natura, tutto attraverso una mappa, in cui bisogna individuare nel bosco alcuni punti da raggiungere.

Le lanterne bianco-arancio sono quei segnaposto sul terreno che danno conferma ad ogni atleta di aver raggiunto i vari luoghi indicati in cartina per poi raggiungere il traguardo.

Preparazione atletica, insieme a tanto impegno mentale, rappresentano i punti fermi di chi pratica questa disciplina. Chiunque desideri cimentarsi in questa avventura oltre ad un grande fiato e alle  gambe veloci, ha bisogno di tanto ragionamento, perché c'è bisogno di capire dove si è e dove bisogna andare.

Uno sport che coinvolge sia i più piccoli che i più grandi (in ogni manifestazione infatti sono presenti tutte le categorie: giovanile, assoluti e master – molto numerosi questi ultimi), come Roberto Biella (61 anni), originario di Milano e residente a Castelletto Ticino, ex atleta della forestale dello stato,  docente di scienze motorie e sportive presso l'istituto superiore Carlo Dalla Chiesa di Sesto Calende, il quale oltre ad allenarsi e a gareggiare, continua a trasmettere la sua passione per l'orienteering anche ai più giovani.

Professore, una disciplina che permette nello stesso tempo di conoscere ambienti sconosciuti e fare sport. Che cos'è in effetti l'orienteering?

L’orienteering non è solo una disciplina sportiva, ma uno stile di vita. Non solo richiede preparazione fisica e grande impegno intellettivo (all’insegna di una vera “mens sana in corpore sana”) ma permette di scoprire luoghi naturali fantastici (foreste da favola) o centri storici poco conosciuti nei suoi vicoli più nascosti. In sintesi: Sport, Natura, Viaggio, Turismo, Scoperta.

Uno sport, dove oltre ad una buona condizione fisica, c'è bisogno di una grande capacità psico - emotiva.  Quanto è importante l'aspetto mentale in questa disciplina?

Tantissimo e a vari livelli. Dapprima lo sforzo intellettivo poiché occorre tanto ragionamento per scegliere il tragitto migliore che impegna il minor tempo di percorrenza. Quindi è uno sport tecnicissimo dove l’esperienza conta molto. Un altro aspetto è quello comune a molti sport di resistenza poiché, passata la categoria “Esordienti” (percorso molto corto e facile), la fatica nell’affrontare il bosco è molto elevata.

A livelli assoluti la capacità di concentrazione costante in tutta la durata della gara risulta determinante: ragionare lucidamente nel progettare ed eseguire il tragitto punto dopo punto mentre la fatica della corsa avanza senza pausa non è cosa da poco. Per correre ragionando in tutta la gara, che può durare da alcuni minuti (gare sprint nei centri storici) a parecchie decine di minuti (long distance nel bosco), è richiesta una forza di volontà incredibile.orienteering

Lei nonostante, sia un docente e istruttore, continua la sua attività agonistica. Come si è avvicinato a questa disciplina e quanto può  essere difficile insegnare e gareggiare nello stesso tempo?

Anche qui l’orienteering si distingue dalle altre discipline sportive. Nell’orienteering tutti i dirigenti, istruttori, allenatori, direttori gara, organizzatori sono ancora sportivi attivi che gareggiano, ovviamente nelle proprie categorie master d’età di 5 anni in 5 anni. Abbiamo chi gareggia ancora a 75 anni e oltre! Il movimento master è il vero nucleo portante del movimento. Perché? Provate per credere. Vi innamorerete di questo sport quando apprezzerete cosa significa correre in solitaria nella natura selvaggia. Sono sensazioni bellissime e soprattutto quando capite che ogni bosco è diverso e ha le sue peculiarità. Nel mio cuore e nella mia mente ho centinaia di immagini di boschi alpini, scandinavi, mitteleuropei, atlantici. Quando ho capito che l’orienteering mi dava queste emozioni e mi dava l’opportunità di viaggiare e vedere tanti posti diversi, ho lasciato l’atletica, mio primo amore, dove correvo dentro ad uno stadio.

Infine, ho scoperto che istruire è molto allettante. La preparazione degli esercizi/allenamenti per i miei studenti, il continuo lavoro sulle cartine e la posa dei punti nel bosco è un ottimo esercizio tecnico e fisico anche per me. Un istruttore di orienteering non è un allenatore che sta in panchina; fa esercizio tecnico e fisico costantemente ed è bello portare i ragazzi in giro nei boschi e a viaggiare per fare le gare con pernottamento in uno spirito conviviale molto socializzante.

In Italia, spesso a differenza di altri sport  questa disciplina non è molto considerata. Perché secondo lei è così e come si potrebbe far appassionare tanti giovani all'orienteering?

Se uno sconosciuto venisse ad una gara di orienteering si stupirebbe di quanta gente lo pratica. Ad una gara nazionale si possono raggiungere anche i 1000 partecipanti. In Svezia dai primi anni ’60 si svolge, ogni volta in luoghi diversi, la O-Ringen una gara internazionale a tappe di 5 giorni. Vi sono mediamente 15-20.000 partecipanti ogni anno da tutto il mondo. A Venezia (pre-covid) ogni anno si svolgeva nelle calle della città lagunare un meeting con un limite di 3000 partecipanti da tutto il mondo (sarebbero di più se non ci fosse una limitazione imposta dal comune).

Nella vicina Svizzera tutti conoscono l’orienteering.

Purtroppo, in Italia l’orienteering è conosciuto solo da chi lo pratica ed ha avuto la fortuna di incontrare qualcuno che gliel’ha fatto conoscere. È una questione di citazione sui media. Finchè i media sono concentrati unicamente sul calcio e pochissimi altri sport, non si potrà parlare di vera cultura sportiva. Solo nella vicina Francia in estate sui giornali non si parla di calcio se non in pagine molto inoltrate. In Italia si parla di calcio almeno per le prime 20-30 pagine sempre anche quando il campionato è fermo…..

La scuola è dunque l’unico luogo formativo dove si possono far conoscere tanti sport (non solo l’orienteering). A scuola lavoriamo controcorrente.

Una curiosità: l’orienteering è la 4^ disciplina più praticata nei Campionati Sportivi Studenteschi con un elevatissimo numero di partecipanti sul territorio nazionale. Le scuole dunque rispondono.

Lei ha scritto anche un libro sull'orienteering.  Come si intitola e di che cosa si tratta?

“Orienteeering nella scuola – un' attività interdisciplinare” Edito da Ediermes di Milano. Un libro di didattica passo a passo per tutti i livelli di scuola (dalle elementari alle superiori) che spiega come insegnare la disciplina partendo dalla piantina dell’aula sino alla comprensione delle curve di livello e all’uso della bussola. E’ ormai esaurito da tempo e sto procedendo ad una seconda edizione riveduta e ampliata con molto materiale multimediale.
Faccio notare che l’orienteering è uno dei pochi sport che nella scuola ha veramente un carattere interdisciplinare coinvolgendo Geografia, Scienze, Ed. Tecnica oltre che Scienze Motorie, ovviamente. E’ capitato che miei studenti mi abbiano ringraziato per le competenze trasversali acquisite con l’abilità di fare orienteering sportivo. Studenti che sono diventati geologi, militari, piloti, ingegneri civili.

Sapersi orientare con una mappa è un sapere indispensabile come leggere, scrivere e far di conto.

Credo che molti dei nostri lettori, siano molto curiosi di sperimentare questa disciplina.

Ci saranno degli eventi a cui partecipare?

Ci sono manifestazioni praticamente quasi tutto l’anno basta consultare il sito fiso.it,  fisolombardia.it o il sito asddallachiesa.it .

E anche in questo campo abbiamo l’unicità dell’orienteering che non si riscontra in nessun altro sport: OGNI manifestazione prevede TUTTE le categorie; giovanili, assolute, master e soprattutto la categoria ESORDIENTI, con 2 percorsi facili (corto e lungo) di 3-5 km, lungo sentieri, da poter fare anche in coppia o piccoli gruppi. Non vedrete mai manifestazioni unicamente dedicate ad alcune categorie. Non a caso l’orienteering viene detto che è uno sport a dimensione famigliare. Vi sono infatti famiglie di orientisti in cui papà, mamma e figli gareggiano ognuno nella propria categoria contemporaneamente su percorsi diversi. Anche mia moglie e mio figlio per lungo tempo hanno gareggiato con me.

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